Attraverso questo sito, e con il blog prima, abbiamo voluto gestire in modo adulto e responsabile una transizione, annunciando fin da subito il nostro progetto: andare insieme verso una piazza.
La Piazza delle donne che siamo.
A questo appuntamento ci siamo preparate per tempo. Lo dice la cura messa in questo sito; lo dicono gli scritti pieni di pensieri che aspettano solo di essere dipanati e l’uso accorto delle immagini, sempre opere di donne.
L’attenzione alle immagini non è stata una scelta solo estetica, ma anche politica. Facendo politica, abbiamo capito quanto le immagini nutrono il pensiero, soprattutto nella nostra civiltà. Andare insieme in piazza è anche questo: un autoscatto. E’ riconoscere il bisogno di fisicità alle nostre relazioni, rinominandole.
Il nostro sarà un rito collettivo di rigenerazione, quel giorno lasceremo a casa i simboli,comprese le bandiere dell'Udi e stop femminicidio. Ma non lasceremo a casa temi portanti della nostra politica come il lavoro o la violenza; parleremo con parole nuove.
Ci mostreremo con un "abito nuovo", appropriato alla politica che vogliamo fare e al drammatico momento storico che attraversa il nostro paese.
Occorre una declinazione altra dei rapporti uomo/donna, in privato come in pubblico, ma non accadrà senza azioni mirate. Il nostro obiettivo rimane una democrazia condivisa che assuma il corpo fertile delle donne come il corpo che fa ordine.
“Il corpo umano è uno dei simboli più importanti dell’Europa antica. Dalla nostra moderna prospettiva culturale, si tende spesso ad accostare la nudità all’eccitazione sessuale”. […] – mentre – “l’arte molto sofisticata del neolitico mette in scena, accentuando la nudità femminile, una sessualità naturale e sacra dimenticata dalla cultura moderna”. (Le dee viventi, Marija Gimbutas, Medusa editore, 2005)
Non a caso abbiamo scelto come simbolo della nostra piazza la dea serpente, immagine femminile senza tempo, non caratterizzata etnicamente. Solo andando così indietro nei millenni si incontra una civiltà che non conosce l’oscenità come concetto che coinvolge il corpo femminile o quello maschile.
Tuttavia noi viviamo in questo tempo che massacra i corpi di donne e di bambini, allora noi - donne nate qui e altrove - occupiamo lo spazio pubblico proprio il 2 giugno per dire che siamo cittadine a tempo indeterminato. Che la res-pubblica ci riguarda.
Questa è una ricorrenzasignificativa per l’Italia, ma anche per noi: il 2 giugno del 1946 le donne italiane votarono per la prima volta.
Il 2 giugno del 2007 l’Udi ha avviato la raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare Norme di Democrazia Paritaria per le Assemblee Elettive perché da quel primo voto del 1946 le donne sono ancora escluse dai luoghi dove si decide.
Il 2 giugno del 2009, nel suo lungo viaggio attraverso tutte le Regioni italiane, l’Anfora della Staffetta di donne contro la violenza sulle donne, arrivava a Torino. Le donne che avevano in carico la tappa del Piemonte scrissero al Presidente della Repubblica, al Sindaco, al Prefetto per chiedere “di essere presenti con l’Anfora sul palco d’onore insieme ai rappresentanti della Repubblica. Accogliere l’Anfora sul palco è un modo per riconoscere l’apporto significativo delle donne dell’UDI nella costruzione della Repubblica Italiana e la continuità e l’impegno delle donne tutte nella costruzione del nostro vivere civile”. L’Anfora salì su quel palco.
Quest’anno saremo a Pesaro.
Ci troveremo in Piazzale Collenuccio sabato 2 giugno, dalle 14:00 alle 20:00. La serata si concluderà nella sede dell’Udi in via Martini, 27.
Con questo evento si conclude la nostra gestazione. Abbiamo consapevolmente costruito uno spazio “sospeso” dove ciascuna potesse pensarsi, condividere, raccontare, mostrare. Chiudiamo così, armoniosamente, ed è cosa rara. Immaginare un progetto collettivo, avviarlo, realizzarlo è un passo avanti. Immaginarne la conclusione sono due passi avanti. UDIcheSIAMO saluta con le parole di Carla Lonzi quante hanno collaborato e ci hanno seguito. E’ un arrivederci.
“Il femminismo non è solo rabbia, denuncia, ma anche autocoscienza e liberazione, è tutto l’arco, tutte le fasi di un processo: il risultato è sempre la scoperta si sé, ma l’essere in un processo invece che in un altro modifica la civiltà.
Si, lo so, è come scoprire un pezzo di cielo dietro le nuvole; c’è sempre l’azzurro, ed è sempre uguale, ma d’altra parte il cielo è così, infinito, infinite sono le nuvole che lo tengono al di là, e infiniti sono i tempi e gli esseri umani, allora fanno questa rotazione sull’uguale”. [Carla Lonzi - Taci, anzi parla. Diario di una femminista. - 1978 - Pag. 213]
INFO:
Chi intende partecipare con un contributo (opere, poesie, testimonianze, performance…) deve comunicarlo all'Udi di Pesaro che ha la responsabilità della regia e della scaletta. Donne di Pesaro - dell’Udi e di gruppi che partecipano all’iniziativa - si stanno generosamente attrezzando per ospitare e dare indicazioni per il pernottamento.
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